Appena sveglia ho trovato una bella sorpresa fuori le finestre: un leggero soffice manto nevoso ha ricoperto tutto il paesaggio, come non mi era mai capitato di vedere in Italia. Ora vivo in una cittadina della provincia sud di Roma, 300 metri s.l.m., e oggi il “maltempo” ha investito l’intera nazione facendoci rendere subito conto di quanto non siamo ancora preparati ad affrontarlo. Senza acqua per qualche ora ho pensato di accumulare una riserva di neve da sciogliere. Nessun problema con il gas di città e impostando ieri il termostato a 18°C sono riuscita ad evitare sbalzi termici ed a mantenere la caldaia costantemente accesa e casa calda. Ho saputo che in alcune zone qui vicino, invece, sono rimasti senza energia elettrica anche oltre le 24 ore.
L’ambiente surreale ed il silenzio della neve mi hanno portato a riflettere….
Supereremo questi due giorni di disagio, ma quanto potremmo sopravvivere con strade bloccate, con supermercati vuoti, senza acqua, elettricità e gas?
Pensiamoci..
Ci siamo creati prigioni in cui siamo completamente schiavi di un sistema più grande di noi, dipendenti da persone con cui non abbiamo contatto che controllano le fonti energetiche che usiamo per riscaldamento, illuminazione e per cucinare, che potrebbero per qualsiasi motivo cessare le forniture. Un uomo sconosciuto potrebbe chiudere i rubinetti del petrolio con cui sono alimentati gli autotreni che ci riforniscono di tutto, le nostre automobili e le centrali elettriche.
Oggigiorno per mettere in ginocchio una nazione e conquistarla (fisicamente, economicamente o politicamente) non c’è bisogno di eserciti e di violenti attacchi via mare, terra o aria, basta una decisione presa a tavolino!
Un paese come il nostro quanto potrebbe sopravvivere con le sole risorse proprie?
Continuiamo a costruire case con una ridicola efficienza energetica che disperdono il calore che dobbiamo pagare ogni bimestre per non trovarci l’esattore fuori la porta. Siamo schiavi dei supermercati non essendo neanche più capaci di produrci il pane e la pasta.. e la farina! Siamo costretti a star fuori di casa per lavoro mediamente 12 ore al giorno, per pagare tutto ciò di cui abbiamo (o pensiamo di aver) bisogno.
La neve oggi ha fermato il paese. Ricordo che c’era una volta non troppo lontano, una famiglia numerosa che viveva in una casa realizzata con struttura di legno, terra, paglia e sterco di cavallo, senza elettricità e acqua corrente, con stufe a legna e un appezzamento di terra da coltivare provvisto di un pozzo con acqua potabile.
Questa famiglia non comprava molte cose perchè produceva e conservava quasi tutto ciò di cui aveva bisogno e per molto di quello che mancava usava il baratto. Durante l’estate si pensava all’inverno rigido e nevoso mettendo da parte provviste e legna necessaria per riscaldarsi. Si filava la lana per cucire gli abiti per coprirsi dal freddo.
Si lavorava solo nelle ore di luce, a contatto con la terra, seguendo i ritmi naturali. Era la natura, la più saggia, a dire cosa era necessario fare e non viceversa. I bambini si aiutavano a vicenda a crescere, giocavano con poco ma si divertivano da morire. Non c’erano bambini depressi, iperattivi o problematici. Anche le donne in genere non avevano molto tempo per essere depresse o anoressiche o bulimiche. Non c’erano psicofarmaci e dopo il tramonto si faceva all’amore.
Per loro non era un problema se qualcuno decideva di chiudere il rubinetto del gas o del petrolio, se si danneggiava la rete elettrica o si ghiacciavano le condotte dell’acqua. Per noi!?
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