Ha messo l’ipoteca sulla sua rielezione a governatore, ma Daniel Malloy, governatore bianco e democratico del Connecticut ha voluto a tutti i costi abolire la pena di morte, facendo del suo Stato il diciassettesimo membro degli Stati Uniti che manda in pensione il boia. Il Connecticut era comunque già da prima uno Stato molto tranquillo nel praticare sentenze capitali, ma l’attuale legge non avrà effetto retroattivo e, in teoria, gli undici detenuti nel braccio della morte rischiano ancora la vita.
Interrogato sulla pena capitale Daniel Malloy ha detto: La mia posizione sulla pena di morte è evoluta nel corso degli anni. Da giovane ero favorevole. Poi sono diventato Procuratore, ed ho condotto laccusa contro molti criminali, compresi assassini. Nelle trincee delle aule di giustizia ho imparato in prima persona che il nostro sistema giudiziario è molto imperfetto. È stato creato seguendo i migliori ideali della nostra società democratica, ma come spesso accade alle cose degli uomini, è soggetto alla fallibilità di coloro che materialmente ci lavorano. Ho visto gente che ha avuto assistenza legale di basso livello, ho visto gente accusata da testimoni che si sbagliavano, ho visto discriminazione. Nellessere stato testimone di queste cose, sono venuto alla conclusione che abolire la pena di morte sia lunico sistema per evitare che venga applicata in maniera ingiusta. Un altro fattore che mi ha portato alla scelta odierna è il fatto che la legge, comera, non fu nzionava. Negli ultimi 52 anni il Connecticut ha giustiziato solo 2 persone, ed in entrambi i casi si trattava di volontari. E nel frattempo i cittadini hanno continuato a pagare per concedere a tutti gli altri appelli su appelli. Come sta avvenendo da anni, la battaglia per labolizione è stata condotta da dozzine di parenti delle vittime, ed alcune di loro erano qui con me oggi al momento della firma. Usando le parole di uno di loro, un sopravvissuto ad un tentativo di omicidio, dico che è il momento di iniziare il processo di guarigione, un processo che avrebbe potuto iniziare decenni prima se da subito avessimo avuto una condanna allergastolo che chiudeva il caso invece di lasciarlo eternamente aperto con i ricorsi. Ora che il nostro Stato può passare oltre questo dibattito divisivo, spero possiamo tutti raddoppiare i nostri sforzi e il lavoro comune per migliorare lequità del nostro sistema giudiziario, e minimizzarne la fallibilità.
Dall’altra parte del continente, anche in California, uno degli Stati più liberali dove però il boia lavora, anche se meno spesso che altrove (ci sono state tredici esecuzioni negli ultimi trent’anni), è in corso una battaglia che culminerà in un referendum per l’abolizione della morte di Stato. E uno dei capofila del movimento abolizionista è Ron Briggs, che invece nel 1978 si batté per la sua reintroduzione e per l’allargamento dei delitti capitali. Il costo altissimo delle esecuzioni e il fallimento della pena capitale come deterrente ha fatto dire a Briggs che si è trattato di un errore clamoroso, che adesso vuole riparare facendo cancellare la morte di Stato nel Paese di Hollywood e della liberalissima San Francisco.
A novembre si voterà per un referendum per cui sono state raggiunte 800 mila firme e sul quale pesa di più l’alto costo delle esecuzioni, insostenibile in tempo di crisi, piuttosto che le ragioni umanitarie che, ancora una volta, interessano solo una minoranza attiva e socialmente impegnata.
Elena Romanello




























