Tratto da “La Terribile istoria dei frati di Mazzarino” di Giorgio Frasca Polara

e dagli atti del processo di Lucia Nardi, Gennaro Francione, Luigi di Majo

con

Narratore                            Alessandra D’Asaro

Presidente del Tribunale     Chiarenza Millemaggi

Pubblico Ministero             Luigi di Majo

Avvocato Difesa                 Antonio Buttazzo

Padre Agrippino                  Valter Tulli

Padre Venanzio                   Paolo de Sanctis Mangelli

Padre Vittorio                      Filippo Chiricozzi

Padre Carmelo                    Giuseppe Chiaravalloti

Padre Costantino                 Ferdinando Abbate

Rosalia Verdigiglio             Lucilla Tamburrino

Maresciallo De Stefano       Giuseppe Rombolà

Suor Elena                            Marina Binda

Ernesto Colajanni                 Alessandro Lunetta

Signora Cannada                  Maria Teresa Condoluci

Giovanni Stuppia                 Alessandro Lunetta

Filippo Nicoletti                   Ferdinando Abbate

Giuseppe Salemi                  Corrado Sabellico

Gerolamo Azzolina              Fabio Risi

Regia: Luigi di Majo;

Aiuto regia: Mafalda Guarente Mastrocola

Coordinamento generale: Lucilla Tamburrino;

Pubbliche relazioni: Beatrice Sciarra e Antonella Michieletto

Trasposizione teatrale di un clamoroso processo ad un gruppo di frati che, negli anni 50, a Mazzarino, in Sicilia, si trovarono al centro di un giro di estorsioni, ricatti, suicidi, delitti e stupri.

La vicenda ha dato origine ad un clamoroso processo, sul finire degli anni ‘50, che ha diviso l’Italia in colpevolisti e innocentisti, aprendo un aspro dibattito sul problema “Mafia e Religione”

Non si è trattato solo di gravi episodi isolati che hanno interessato determinati religiosi ma di una più vasta ed estesa mentalità e diffuso costume, ormai secolare,  tendente ad eludere, ostacolare e violare i cardini e i principi dello stato laico e democratico. Ciò spiega in parte le ragioni storiche e culturali  della tolleranza, dell’ambiguità e a volte della connivenza di una parte del clero e del ceto altolocato nei confronti del fenomeno mafioso.

La vicenda, tragica ma anche grottesca e con alcuni spunti inevitabilmente comici, sarà rappresentata da giudici ed avvocati a simboleggiare  un’unione artistica ed umana tra categorie contrapposte nelle aule di giustizia.