Malagiustizia e la stanza di compensazione
di Otello Martini, candidato della RETE DEI CITTADINI alle elezioni regionali Lazio 2010
Fra i tantissimi problemi esistenti in questa n/s Società, uno ve n’é più assurdo e più pesante di tanti altri, ed è quello legato alla Giustizia (ovvero alla Malagiustizia) e a tutte le negatività che ad essa si interconnettono, ovvero la mafia, la corruzione, il lavoro nero, le evasioni fiscali, e le vergognose inefficienze, le superficialità e le tremende situazioni negative che nascono e si sviluppano in tutti i settori, e in particolar modo in quello sanitario, che dal dopoguerra ad oggi è andato via via peggiorando senza che sia stata realizzata – fino ad ora – (anche aldilà dei grandi passi tecnici e scientifici) una vera forma di garanzia per il Cittadino, che deve entrare in una sala chirurgica per farsi operare al rene sinistro e molto spesso gli tolgono il destro…
E le domande di Giustizia, nel frattempo, si sono moltiplicate in maniera esponenziale, anche per questioni di poco conto, per questioni di cui in nessun Paese al mondo ci si sognerebbe di rivolgersi ad un Giudice!
E per peggiorare ancor più le cose, i n/s Codici e le n/s leggi sono una vera e propria foresta di sofismi, nei quali e grazie ai quali possiamo trovare tutto e il contrario di tutto.
E non v’è chi non veda come si possa comprendere poi quale sia la vera strada per poter uscire da questo ginepraio e viste queste premesse, la lentocrazia ci sguazza e aumenta a vista d´occhio (Seneca, più di 2000 anni fa disse: “IN UNA REPUBBLICA CORROTTA LE LEGGI SONO TANTISSIME”!).
Ma non è solo questo il problema che condiziona il diritto del Cittadino ad avere una più reale Giustizia, diritto che, anzi, peggiora e aggrava ancor più e in maniera entropica questo universo del nonsenso; vi sono ulteriori ed incredibili questioni da considerare e da analizzare, e fra queste dobbiamo notare le numerosissime furbizie giuridiche (utili a portare alle calende greche una temuta sentenza) la temerarietà di coloro che, non avendo problemi economici e avendo appoggi o amicizie importanti, pensano di poter vivere di arroganze e di sopraffazioni all´interno di questo sistema (la terzietà infatti, è garantita ma solo sulla carta); è così che possiamo verificare, ove avessimo ancora qualche dubbio, come possa essere mistificante ed impossibile affermare che in questo Paese, LA LEGGE E´ UGUALE PER TUTTI …!
Ma dove? Ma quando … se vediamo che per uno stesso problema giuridico possiamo ottenere due sentenze diametralmente diverse e opposte per forma e per concetto, una delle quali per poter essere formulata deve necessariamente calpestare diversi articoli del Codice Civile?
Cosa significa avere e garantire la tutela dei diritti e il principio di imparzialità e di legalità?
E poi come non parlare della grammatica, ovvero del “metalinguaggio arcaico” utilizzato a profusione in questi palazzi, un linguaggio involuto e pesantemente ipnotico, utile a rendere ancora più impercepibile, incomprensibile ed ostativo per il semplice Cittadino (ovvero, per colui in nome e a beneficio del quale si intendono affermare tali questioni) i giusti percorsi logici e semantici, per poter comprendere il senso di tutto quello che si intende affermare e dichiarare.
Al primo convegno sulla Giustizia, che si è tenuto alla Fiera di Rimini il 4 Dicembre 2009, ho esposto davanti a tutti i rappresentanti del CSM tutte queste questioni e ho formulato la proposta di realizzare una “camera di compensazione” fra il Cittadino, la Commissione Giustizia del Senato e il CSM, per aprire un serio approfondimento su tutte le anomalie interpretative che inficiano le più elementari norme giuridiche in una sentenza di “prime cure” … perché si possa cassare e dichiarare immediatamente nulla una simile decisione, evitando di proporre appello, ove si possa notare una grave discrepanza interpretativa, che calpesta in maniera evidente alcune norme di diritto.
Questo mio suggerimento è fondamentale per ovviare a tante altre questioni, fra le quali è evidente il prevenire le molte disfunzioni interpretative e il controllare sistematicamente l’operato spesso incongruo di tutti coloro che (forse alle prime armi) possono appesantire volontariamente o in buona fede le camere d´Appello.
Ma al contempo con questa semplificazione si verrebbe a riconoscere a priori il reale diritto del Cittadino, il quale se non possiede una buona posizione economica, difficilmente può pensare di ricorrere in Appello, con tutte le ulteriori lungaggini (ere geologiche) che sono insite in una tale decisione, e con i relativi costi che bisogna saper accettare, per sperare di poter ottenere una revisione alle disposizioni di “prime cure”!
E infine, se si desse corpo a questa mia proposta, si eviterebbero i mille ricorsi a Strasburgo e tutte quelle aspre critiche e tutti quei veleni contro la Magistratura, che, come possiamo vedere, non giovano a questo sistema ma vengono quotidianamente sparsi a profusione in molti siti web e in tantissimi Blog. E al contempo si darebbe voce a tutti coloro che onestamente e generosamente desiderano offrire il loro impegno (come ha tentato di dimostrare il Procuratore Generale di Ancona Dott. Gaetano Dragotto … i cui comportamenti e le cui affermazioni, più che condivisibili, desidero segnalare e applaudire!) per migliorare questo farraginoso e capzioso sistema!
Leggetelo su http://toghe.blogspot.com/2008/03/le-responsabilit-dei-magistrati.html
Questa mia proposta è stata recepita e considerata degna di approfondimento dal Primo Presidente della Cassazione, Vincenzo Carbone, il quale ha promesso di studiarne la compatibilità…
Nel frattempo, quello che noi (aderenti alla Rete dei Cittadini) possiamo e dobbiamo fare per tentare di creare questa “stanza di compensazione” e per poter dare una svolta a questo progetto, è quello di discuterne in maniera approfondita, ovvero di analizzare con la dovuta attenzione tutte le possibili implicazioni positive, che si possono realmente ingenerare, nel sociale, a favore di una Giustizia che abbia davvero tutte quelle giuste prerogative, che questo termine intende valorizzare e veicolare e a favore (soprattutto) del povero Cittadino, che attualmente – e non di rado – si vede defraudato dei più elementari diritti giuridici e costituzionali!















Complimenti, le do il benvenuto su OpenJournalist
Sono io che devo ringraziarvi, per il piacere di avervi conosciuto e per questo importante spazio.
Un saluto da Otello
Il tuo articolo è molto bello e la proposta condivisibile.
Ma, Otello, scusa: e con i 160.000 ultimi errori giudiziari a danno dei cittadini che si fa ?
Tutto in cavalleria ? Chi ha scritto sentenze da far rizzare i capelli a un calvo non dovrebbe almeno risarcire il danno ?
Sbaglio o il diritto al rsarcimento ha un suo fondamento giuridico cui soggiacciono TUTTI i cittadini Italiani.
Meno che i magistrati . … Mostra tutto
Non penso che la stanza di compensazione possa essere retroattivamente applicata.
E i 65.000 innocenti fino a prova contraria che abbiamo oggi in Italia ?
Quelli più che in camera di compensazione stanno in camera di sicurezza.
E questo non è dare addosso alla magistratura: è dare addosso a un sistema di ingiustizia legalizzata liberatasi ad arte da qualsiasi responsabilità per mezzo della Legge 117/88 ad esclusivo onere e patimento del cittadino.
Io proporrei che la riforma della Vassalli viaggiasse di pari passo alla tua proposta.
Troppi magistrati e politici hanno detto la loro: non è possibile che anche i cittadini dicano finalmente la loro ?
Esatto caro Marcello, è ora di dire basta a tutti coloro che legiferano, senza comprendere (o peggio ancora in perfetta malafede) quali siano i danni che il Cittadino deve subire.
Sono perfettamente d’accordo sul fatto che anche il Magistrato deve pagare per i propri errori, e questo deve essere sancito, e in particolar modo quando il cosidetto errore NON PUO’ ESSERE SCUSABILE!
Ma prima di tutto occorre UN FRENO, alle loro smargiassate!…
Lo scopo delle modifiche alla legge Vassalli è quello di consentire la soddisfazione relativa ad una esigenza già ampiamente registrata dalla Sovranità Popolare nel referendum dell’8 Novembre 1987 in cui oltre l’80% degli aventi diritto manifestò la volontà di correggere uno squilibrio esistente in ordine all’argomento sensibile del risarcimento del danno provocato dall’errore giudiziario.
In dotazione delle modifiche elaborate di cui alle disposizioni sopra indicate e con il proposito di motivare opportunamente le ragioni che sono alla base di esse, sono stati elaborati i lineamenti che ne definiscono i profili.
PROPOSTA DI RIFORMA DELLA LEGGE 117/88 SULLA RESPONSABILITA’ DEI GIUDICI
Uno dei problemi che angustia maggiormente il cittadino che entra in contatto con l’apparato giudiziario in Italia è il riconoscimento del giusto risarcimento del danno provocato dal magistrato che commette un errore nell’esercizio delle sue funzioni.
Il problema non è di scarso rilievo poiché accade frequentemente, nei casi più gravi, che il cittadino sia sottoposto alla privazione della libertà personale e successivamente venga riconosciuto estraneo ai fatti contestati.
Altresì l’errore giudiziario, laddove non venisse accertato prima della sentenza passata in giudicato, viene corretto dal procedimento di revisione previsto dal nostro ordinamento.
In questi casi, l’errore, commesso dal giudicante, ad oggi è disciplinato dalla legge 117/88 conosciuta come legge Vassalli (dal nome del suo autore).
Per sviluppare correttamente gli approfondimenti sulle anomalie del nostro ordinamento al riguardo, anomalie che producono danni devastanti nei confronti dell’inerme cittadino da parte dell’amministrazione della giustizia, è necessario esaminare la legislazione in vigore, sia dal punto di vista storico che da quello normativo.
La legge Vassalli entra in vigore nel 1988 a seguito della consultazione referendaria tenutasi in Italia nel novembre 1987 in cui le forze politiche proponenti riuscirono ad ottenere un risultato mai più raggiunto: oltre l’80% dei votanti rispose affermativamente alla domanda di abrogazione delle norme in vigore in quel tempo per stabilire una responsabilità civile dei giudici.
A quella conclamata vittoria dei si, il Parlamento rispose con una legge, la n° 177/88 appunto, che decisamente si allontanava dalla decisione presa dagli Italiani nel referendum.
La legge Vassalli eludendo intenzionalmente la volontà espressa dalla Sovranità Popolare, fece ricadere gli errori commessi dal magistrato sullo Stato e non sui giudici chiamando addirittura a risarcimento lo strato meno abbiente della cittadinanza Italiana.
Vediamo come.
In questa analisi si deve partire dal principio fondamentale enunciato dall’articolo 3 della nostra Costituzione: l’eguaglianza di tutti i cittadini di fronte alla legge nel senso che tutti i cittadini rispondono alle leggi in ugual maniera e senza distinzioni di sorta.
In Italia questo enunciato non è più vero.
I cittadini in generale, e quelli che appartengono a tutte le categorie professionali in particolare, rispondono personalmente sotto il profilo penale e sotto il profilo civile con il loro patrimonio degli errori che vengono commessi, nell’esercizio delle loro prestazioni d’opera, a danno di altri cittadini.
Ad es. il medico risponde di lesioni colpose se sbaglia la diagnosi ed il paziente rimane invalido, il chirurgo ugualmente se sbaglia l’intervento chirurgico e dall’errore il paziente subisce menomazioni. Altresì il chirurgo risponde di omicidio colposo se, durante o dopo l’intervento si riconduce al suo errore la causa della morte. In questo caso è emblematica e di oggettivo interesse
la sentenza n. 20790 depositata il 28 settembre 2009 dalla terza sezione civile della Corte di
Cassazione che richiama i medici ad “adottare tutte le precauzioni per impedire prevedibili complicazioni e di adoperare tutta la scrupolosa attenzione che la particolarità del caso richiede, secondo la prudenza e la diligenza esigibili dalla specializzazione posseduta”. Per l’inosservanza di tali obblighi il medico “risponde anche per colpa lieve” come già sancito peraltro nella sentenza n. 9085/2006. Non si hanno dubbi che tali prescrizioni si estendano a tutte le categorie professionali.
Ancora: l’ingegnere che sbagliando i calcoli provoca il crollo del palazzo o del ponte risponde in toto, dal danno al manufatto sino al danno alla persona, laddove si dimostri che il danno è stato da egli stesso cagionato a qualsiasi titolo.
In sostanza i professionisti, ma più genericamente tutti i cittadini, rispondono personalmente dei danni cagionati a terzi. Un principio questo ampiamente accettato e condiviso in tutti gli ordinamenti degli Stati moderni.
Il giudice, figura professionale come le altre, cittadino come gli altri, reclutato nell’amministrazione giudiziaria mediante concorso pubblico (non avendo natura elettiva in Italia), viene invece tenuto al riparo dalle conseguenze dell’errore a lui stesso riconducibile.
Se emette un provvedimento restrittivo della libertà o, comunque, un provvedimento iniquo in tutte le sue accezioni che danneggia un cittadino che risulti estraneo ai fatti contestati, il giudice non viene chiamato in giudizio a rispondere del suo operato.
Viene dispensato ex lege dall’obbligo di responsabilità personale in aperto contrasto col principio enunciato dall’art. 3 della Costituzione, sia sotto il profilo penale e sia sotto il profilo civile ( risarcimento del danno ).
Quindi se il giudice pronuncia una sentenza errata egli gode della immunità/impunità che lo esonera dall’obbligo di rispondere penalmente e civilmente dell’errore commesso e dal danno cagionato nell’esercizio delle sue funzioni.
Secondo l’articolato Vassalli (legge n. 117/88), il giudice risponde dell’errore giudiziario, limitatamente ai casi di privazione della libertà personale, solo in caso di dolo o colpa grave, limitando il già ristrettissimo ambito cui il danneggiato può chiedere soddisfazione del danno patito.
L’art. 2 della legge infatti elenca i casi che costituiscono colpa grave.
Essi sono:
a) la grave violazione di legge determinata da negligenza inescusabile;
b) l’affermazione, determinata da negligenza inescusabile, di un fatto la cui esistenza è incontrastabilmente esclusa dagli atti del procedimento;
c) la negazione, determinata da negligenza inescusabile, di un fatto la cui esistenza risulta incontrastabilmente dagli atti del procedimento:
d) l’emissione di provvedimento concernente la libertà della persona fuori dei casi consentiti dalla legge oppure senza motivazione.
Al riguardo è sintomatica una delle più recenti massime della Suprema Corte, allorché limita le ipotesi di responsabilità ai soli casi di “evidente, grossolana e macroscopica violazione della norma stessa, ovvero una lettura di essa in termini contrastanti con ogni criterio logico o l’adozione di scelte aberranti nella ricostruzione della volontà del legislatore o la manipolazione assolutamente arbitraria del testo normativo o ancora lo sconfinamento dell’interpretazione nel diritto libero” (Cass. Civ. n. 7272/2008). Limitando quindi ulteriormente, si ribadisce, il diritto al risarcimento del cittadino.
Certamente i principi dettati dalla norma, in uno con l’interpretazione datane dalla suprema corte, intendono salvaguardare il principio costituzionale della libertà e della indipendenza della funzione giurisdizionale; tuttavia la rarissima applicazione della legge, anche in considerazione della
presenza di una fase di delibazione di ammissibilità, deve far riflettere su quella che si può chiaramente definire come inaccessibilità di fatto alla tutela risarcitoria.
Ciò pure in presenza di numerosi e spesso eclatanti errori giudiziari che hanno portato il Popolo Italiano a una progressiva ed ormai eclatante perdita di fiducia nei confronti dell’amministrazione giudiziaria.
Si aggiunga a quanto sopra che la Corte di Giustizia Europea, sempre molto attenta a quanto accade nel nostro Paese nei confronti del quale non lesina sanzioni in materia di giustizia, afferma una difformità sostanziale con il Trattato CEE, in una norma nazionale che:
esclude la responsabilità in relazione alla attività di interpretazione delle norme di diritto e di valutazione del fatto e delle prove rese nell’ambito della attività giudiziaria;
limita la responsabilità dello Stato ai soli casi di dolo o colpa grave del giudice.
Siamo di fronte quindi ad un doppio contrasto:
1 – quello nei confronti dell’art. 3 della costituzione Italiana – eguaglianza dei cittadini
2 – quello nei confronti del diritto comunitario.
La proposta che sottoponiamo alla attenzione del Parlamento Italiano, elimina questi vizi modificando la legge Vassalli in maniera tale che si mantenga la responsabilità del giudice in fatto di dolo e si introduca la responsabilità personale per colpa.
L’elemento soggettivo dunque non sarà più caratterizzato dal possesso della qualifica di gravità ma sarà colpa sic et simpliciter. L’errore giudiziario sarà imputato al giudice per negligenza, imperizia, imprudenza oltre, naturalmente, al dolo.
Va da sè che, essendo il giudice, ai sensi della presente proposta, responsabile personalmente in quanto non più coperto dall’intervento dello Stato, l’articolo 18 della legge Vassalli debba essere definitivamente abrogato.
L’articolo 18 recita infatti:
Misure finanziarie
Agli oneri conseguenti all’attuazione dell’articolo 15 della presente legge, valutati in lire 2.000 milioni in ragione d’anno a decorrere dall’esercizio 1988 , si fa fronte mediante corrispondente riduzione dello stanziamento iscritto, ai fini del bilancio triennale 1988-1990, al capitolo 6856 dello stato di previsione del ministero del tesoro per l’anno 1988, utilizzando parzialmente l’accantonamento previsto alla voce “revisione della normativa in materia di patrocinio gratuito”.
Oltretutto tale norma discrimina la categoria dei cittadini meno abbienti e li colpisce in quanto li rende diretti responsabili pecuniari di un danno provocato da terzi.
Un fatto questo che non risulta abbia eguali per gravità a livello planetario.
Secondo questa norma infatti, lo Stato, per riparare l’errore del giudice, attinge alle risorse del gratuito patrocinio che sono istituite per consentire la difesa dei cittadini più deboli laddove siano chiamati dall’ amministrazione giudiziaria a difendersi.
Con l’abrogazione dell’Art. 18 citato avremo quindi che non sarà più lo Stato a rispondere dell’errore del giudice ma il giudice stesso mediante obbligatoria stipula di contratto di assicurazione privata presso riconosciuto ed affidabile Istituto.
Risulta da questa breve analisi che lo scopo precipuo di riformare la legge Vassalli sia quello di ricostituire il tessuto connettivo del principio di eguaglianza di cui all’art. 3 Cost. lacerato da una immunità di fatto, tradottasi in diritto con l’approvazione della legge 117/88.
Lo scopo è quello appunto di registrare finalmente un equilibrio tra la Sovranità Popolare manifestata dal risultato del referendum del novembre 1987 ed una normativa che lo realizzi in modo esaustivo e completo a tutela del diritto di TUTTI i cittadini Italiani che a tutt’oggi, al contrario, devono subire l’onta, il disonore e il danno di una legge acclaratamente iniqua e che perdipiù garantisce l’mpunità da colpa di chi è chiamato a giudicare.
Caro Marcello,
questo disegno di legge è sicuramente importante e servirebbe sicuramente per ovviare alle tante disfunzioni, ma come dicevo da un’altra parte, un disegno di legge che tende a migliorare e a rendere più efficaci determinati provvedimenti, deve necessariamente superare un iter parlamentare, e purtroppo, se i contenuti di tale “disegno” cozzano contro gli interessi e i privilegi di una particolare consorteria (che vive e prolifica anche all’interno delle nostre cosiddette maggioranze o minoranze) ben difficilmente verrà preso in considerazione, ma al contrario verrà avversato a priori e messo nel freezer delle buone intenzioni, sine die!
Naturalmente, possiamo gridare e manifestare tutti i giorni sotto quei palazzi, affinché tale disegno possa ritornare alla luce ed essere discusso, e sono personalmente d’accordo con te per procedere anche in tal senso.
Bisogna però aggiungere, che anche qualora venisse approvato tale disegno, non avremmo risolto tutti i problemi che vengono creati quotidianamente da una cattiva Magistratura.
Infatti, anche dopo aver realizzato una buona revisione della capziosa Legge Vassalli, dovremmo tener conto dei lunghissimi tempi di discussione, che servirebbero, successivamente, per avviare e per portare a termine una procedura di accusa nei riguardi di un Giudice. E questa azione, dovrebbe comunque avvenire SOLO DOPO che la sezione di Appello abbia riformato una incongrua sentenza di “prime cure” …
Ma quanto deve campare il povero Cittadino, se deve necessariamente passare per interi e lunghi decenni, attraverso le “forche caudine”?
Il mio progetto invece, non ha bisogno di procedimenti parlamentari, ma della buona iniziativa di un comitato o di un’associazione che intenda veramente difendere (legalmente) gli interessi dei Cittadini ed è un progetto di iniziativa popolare.
Basta mettere insieme un pool di Avvocati e di Magistrati in pensione, grazie ai quali si possa avere una incontrovertibile consulenza, per stabilire (nel giro di pochissimi giorni) se una sentenza di prime cure è conforme alle disposizioni di legge, oppure se contiene affermazioni palesemente false o scorrette, e in tal caso chiedere alla Commissione Giustizia del Senato o alla Corte Costituzionale (che dovrebbero una buona alternativa al CSM) che venga immediatamente cassata, altrimenti – in caso contrario – il Cittadino ha (e avrebbe) tutti i sacrosanti diritti, di veicolare anche a livello internazionale, le questioni per le quali un tale Cittadino si sente defraudato, mettendo di fatto in grave disdoro, tutto il nostro sistema Giustizia!
Se si riesce a realizzare questo mio progetto, si avrebbero diversi vantaggi immediati, fra i quali:
1°) Eliminazione delle richieste di Appello, per tutte quelle sentenze di prime cure, che sono viziate da affermazioni e da considerazioni palesemente illecite.
2°) Grande risparmio per il Cittadino, per quello che riguarda i tempi e per quanto riguarda gli oneri, che dovrebbe sostenere [e che non sempre può sostenere] per un ulteriore e mortificante grado di giudizio.
3°) Immediata visualizzazione da parte della sezione disciplinare del CSM, perché prenda i necessari provvedimenti, nei confronti di tutti quei soggetti che nella Magistratura non garantiscono una adeguata e seria professionalità!
4°) Più serietà e più professionalità da parte del Giudice di prime cure, che temendo la “spada di Damocle” di questo n/s ufficio a latere, se ne guarderebbe bene dal sentirsi “intoccabile” e di fare mercimonio.
5°) Meno cause portate in Appello e più professionalità nel primo grado di giudizio, equivale ad un minor carico di stress e di lavoro, per tutti coloro che operano nelle funzioni superiori, i quali potrebbero trovare il tempo per sfoltire le molte pratiche via via accumulatesi nei decenni precedenti!
6°) Infine – dulcis in fundo – se la Giustizia funziona meglio e a pieno ritmo, non si sentirà più parlare di “prescrizione” e i MARPIONI che solitamente fanno un uso sistematico di tale strategia, troveranno finalmente pane per i loro denti … ma soprattutto, avranno meno spazi per poter giocare a rimpiattino con “i cavilli procedurali” … e tutto il sistema ne trarrà beneficio, perché il sistema di corruttele (che ora imperversa in questi ambienti) sarà solo un brutto ricordo!
In merito alle Baronie Mediche, non sempre è vero quello che affermi, anche se è vero che: la Cassazione ha sancito che la categoria dei medici ad *adottare tutte le precauzioni per impedire prevedibili complicazioni e di adoperare tutta la scrupolosa attenzione che la particolarità del caso richiede, secondo la prudenza e la diligenza esigibili dalla specializzazione posseduta*. E che per l’inosservanza di tali obblighi il medico “risponde anche per colpa lieve” come già affermato nella sentenza n. 9085/2006 da te richiamata.
Ma questo accade rarissimamente, e anche il SSN (come la Supercasta degli Ermellini) è assai più forte, rispetto alle capacità e alle possibilità di una povera famiglia …
Vedere per credere quello ch accadde al povero Michele Turano e alla sua famiglia (leggi attentamente - per cortesia - questo incredibile caso) … http://www.micheleturano.it/ … è roba da fare accapponare la pelle!
E di casi tremendi come questo (ove al danno si aggiunge la beffa …) ne conosco davvero molti !!!
Un saluto da Otello