La riforma Gelmini per l’università si sta mano mano attuando, nel malcontento generale. Un malcontento che non è solo degli studenti, ma soprattutto di docenti (ordinari e non) e dei ricercatori che ora si sembrano svegliarsi dal torpore dello scorso anno. Infatti, la riforma non è una cosa nuova. Si sapeva che sarebbe stata attuata, si sapeva che avrebbe portato tagli consistenti, si sapeva che avrebbe peggiorato l’università pubblica. Ma pochi hanno cercato di opporsi quando doveva essere ancora approvata. Vi sono stati alcuni movimenti giovanili formati da studenti e alcuni ricercatori. Si è palato di un nuovo ‘68, ma così non è stato. La cosidetta “Onda” si è infranta contro un muro fatto di indifferenza da parte di molti studenti, di non curanza della maggior parte dei ricercatori e di menefreghismo di quasi tutti i docente. Residui del movimento ancora restano, ma sono sempre di meno coloro che lo compongono. Però, ora sembra che i docenti si siano svegliati dal torpore. Ora vogliono ribellarsi a dei tagli eccessivi. Ora alzano la testa e non vogliono accettare questa situazione. E come hanno deciso di far sentire la loro voce? Togliendo metà sessione di esami estiva, cancellando gli appelli di esami di luglio. Quest è quello che sta succedendo in alcune facoltà, tra cui la facoltà di Lettere dell’università “La sapienza” di Roma. Certamente questa decisione arrecherà molti disagi, ma non al potere politico, non a chi ha presentato e approvato la legge. I disagi li avranno gli studenti che si trovano in codizione di aver fequentato i corsi, studiato i libri ma non poter dare gli esami. Non dare gli esami comporta, di conseguenza, non avere i crediti necessari per poter confermare la borsa di studio e, soprattutto, dover inesorabilmente rimandare la laurea! Tutto ciò è ingiusto! Se il sistema univesitario va a rotoli perchè a farne le spese devono essere gli studenti? Perchè i docenti e i ricercatori non si sono svegliati prima? Perchè quando si scendeva a manifestare nelle piazze italiane loro restavano in aula a fare lezione e oggi tolgono gli esami?
3 Responses a "L’università va a rotoli"
Leave a Reply
You must be logged in to post a comment.















probabilmente perché ci si muove soltanto quando si viene toccati direttamente
Quello che dice Tommaso è vero, ma non è solo questo.
La classe politica è ormai da tempo indifferente alle manifestazioni dei cittadini. Mi ricordo di un “DITO MEDIO” alzato da un noto politico durante la manifestazione della foto riportata.
Comunque, moltissimi studenti, che oggi sono dottorandi e che quindi non avranno alcuna possibilità di lavoro all’interno dell’università, allora non protestarono ma rimasero indifferenti… purtroppo oggi i cittadini sono così!
Gli strutturati non collaborano molto perché la riforma non tocca se non di poco il loro stipendio (scatti di anzianità ogni 3 anni anziché ogni due). Il problema in Italia che ognuno combatte per il suo campicello senza guardare l’insieme.
Si dovrebbero battere contro la precarizazione della figura del ricercatore, della mancanza di fondi di ricerca, insomma dovrebbero combattere per una idea, ma nessuno è più in grado di farlo.