credete sia giusto boicottare i prodotti israeliani?
Sarà un autunno molto caldo per le Coop che si ostineranno a distribuire prodotti agricoli israeliani. Infatti la vergognosa campagna di boicottaggio promossa dai vari attivisti europei di Stop Agrexco verso i prodotti agricoli israeliani , specie quelli prodotti in Giudea e Samaria, rischia di traslarsi alle stesse coop che continueranno a distribuirli. Addirittura, in vista dell’accordo che i responsabili della Coop andranno a firmare il prossimo 14 ottobre con la Agrexco in Israele, gli attivisti si sono scatenati con una raccolta di firme. Circa 3100 in poche settimane (tra esse spiccano Giulietto Chiesa, Luisa Morgantinie Iacopo Venier, tre nomi che sono tre programmi), per diffidare la coop dal continuare nella propria politica commerciale.
In una lettera dello scorso 8 ottobre si legge quanto segue: “Cara COOP, apprendiamo con forte rammarico che, dopo l’annuncio della sospensione della vendita dei prodotti provenienti dalle colonie israeliane nei vostri supermercati, decisione apprezzata sia per il rispetto del diritto internazionale sia per la tutela di noi consumatori, ora COOP Italia intende continuare la commercializzazione di questi prodotti, anche se con un’etichettura differenziata”.
Tale decisione per questi anti israeliani, se non peggio, di professione, non va bene. E forti dell’appoggio di alcune organizzazioni pacifiste israeliane cone Gush Shalom rilanciano il boicottaggio.
E quindi, prosegue la lettera, “a prescindere da come vengono etichettate, non può essere considerato legittimo commercializzare merci prodotte in un regime di occupazione militare. Infatti, le colonie israeliane sono state definite illegali nelle risoluzioni del Consiglio di Sicurezza dell’ONU (446, 452, 465, 471 e 476) e dalla Corte Internazionale di Giustizia, definizione riconosciuta da tutte le istituzioni europee. Ogni compratore, ogni cittadino che conosce queste illegalità e le subisce passivamente, se ne rende complice; ma maggiore è la responsabilità della struttura che contribuisce a diffondere quel prodotto dall’origine illegale e ne ricava guadagno.”
Nei loro siti parlano di “apartheid”, cosa falsa quanto è vera la loro malafede, e di sanzioni allo stato ebraico, sul modello del Sud Africa.
“Pertanto ribadiamo la nostra richiesta a COOP Italia di non commercializzare i prodotti provenienti dalle colonie – chiosa il documento - e di interrompere rapporti con quelle aziende che traggono profitti dal regime di occupazione illegale dei territori palestinesi. Altrimenti rimane l’interrogativo: cosa segna la differenza fra COOP e una qualunque altra azienda della grande distribuzione?”
Notare la sottile minaccia insita in quest’ultimo capoverso: al di là delle ipocrisie la cosa si traduce così: “se voi non boicottate i prodotti provenienti da Giudea e Samaria (che sono comunque territorio israeliano, sia pure conteso,ndr) noi boicotteremo voi”.
Ovviamente queste campagne di disinformazione
vengono fatte da attivisti europei che sono in contatto con quelli palestinesi. “Pacifinti” i primi e “pacifinti” i secondi.
In Italia le organizzaziioni che spargono odio e disinformazione sono queste (le troviamo spesso nelle manifestazioni di piazza dove si bruciano le bandiere con la stella di Davide e si urla “dieci, cento, mille Nassirya”): Coordinamento Campagna BDS Bologna, Donne in Nero, Comitato Palestina Bologna, Pax Christi, Ya Basta! Bologna, Mashi – Orme in Palestina, Federazione RdB, Gruppo Studio Politecnico 09, Associazione Campi Aperti, Associazione Orlando, VAG 61, Berretti Bianchi Onlus, XM24.
Purtroppo, a questi signori vanno aggiunte persone che appartengono alla categoria dello spirito degli “ebrei che odiano sé stessi”. Basta leggere la lettera di quelli di Gush Shalom per farsene un’idea precisa: “Consideriamo gli insediamenti israeliani nei Territori Occupati come un grosso ostacolo alla pace e il loro smantellamento è perciò un indispensabile presupposto per il suo ottenimento. In quanto tale, dal 1997 abbiamo lanciato un appello ai cittadini israeliani a favore del boicottaggio dei prodotti provenienti dagli insediamenti e dell’astensione dal loro acquisto quando in vendita in negozi e supermercati. Decine di migliaia di cittadini israeliani partecipano regolarmente a questa campagna.”
La firma in calce alla lettera è quella di Adam Keller e si chiude così: “..in base a quanto detto, io e i miei amici siamo sicuramente felici riguardo ad un simile passo intrapreso dalle vostre catene di supermercati per evitare di mettere in commercio prodotti (agricoli in questo caso) che provengono dagli insediamenti in Cisgiordania.” La Coop comunque, memore delle polemiche di fine maggio, stavolta i prodotti israeliani li lascerà sugli scaffali.
Dimitri Buffa















Ti ringrazio per aver dato notizia di questa iniziativa per boicottare i prodotti provenienti dalle zone occupate dalle cosiddette colonie israeliane. In effetti è un po’ tardi, visto che stamattina si consegnavano le firme ma è comunque importante informare che si può sempre fare qualcosa, seppur nel proprio piccolo, per protestare contro ciò che riteniamo ingiusto. A prescindere, quindi, da cosa deciderà lo COOP e tutti gli altri grandi distributori, ognuno di noi risponderà alla propria coscienza e deciderà se contribuire o meno ad avallare l’occupazione illegale dei territori della Valle del Giordano, comprando prodotti che da là provengono. E’ evidente che rispetto a questo argomento abbiamo visioni differenti ma resta un fatto che “Le colonie israeliane sono illegali secondo la legge Internazionale e sono state ripetutamente condannate nelle risoluzioni del consiglio di sicurezza dell’ONU, n°446, 452, 465, 471 e 476.
I prodotti delle colonie sono pertanto il risultato di una violazione del diritto internazionale e di un abuso delle risorse naturali di un popolo sotto occupazione, anche questo un crimine secondo la IV convenzione di Ginevra.
Dal 1993, con gli accordi di Oslo, la Valle del Giordano è stata dichiarata “zona militare israeliana” all’interno dei Territori Palestinesi. Da allora ha avuto inizio il processo di colonizzazione israeliana e di espropriazione delle terre Palestinesi. Oggi il 95% della valle è sotto diretto controllo militare, il 98% delle risorse d’acqua sono ad uso esclusivo israeliano e trenta colonie illegali vi si sono stabilite sviluppando grosse piantagioni lì dove da secoli i Palestinesi dei villaggi e i beduini coltivavano le loro terre e pascolavano greggi. Ridotti in miseria, il 75% della popolazione palestinese è stata costretta a lasciare la valle. I Palestinesi che rimangono non hanno diritto di costruire case, ristrutturare quelle esistenti, scavare pozzi, raccogliere l’acqua piovana, muoversi liberamente e persino andare a scuola. La maggior parte di loro è sfruttata come forza lavoro nelle piantagioni o nei magazzini di confezionamento dei prodotti delle colonie, in quelle che erano le loro terre.” (citazione dal sito http://www.st**agrexcoitalia.org/)
Queste non sono opinioni, sono fatti. Così come è un fatto che NON esiste in nessun altra parte del mondo un Paese a cui ancora viene permesso di colonizzare nuovi territori. Cosa ha di diverso Israele per cui invece le è permesso? Israele è l’unico Paese al mondo che non ha confini dichiarati, forse proprio perché già sa che vuole continuamente violarli, l’unico Paese al mondo, perlomeno di quelli cosiddetti civilizzati, che si proclama democratico e NON ha una Costituzione, l’unico Paese che si fregia di appartenere alle grandi democrazie occidentali, dove invece esistono e vigono leggi basate sulla discriminazione razziale. Io non so come faccia tu a sopportare l’idea che esista un grande lagher a cielo aperto dove sopravvivono milioni di persone a cui non è riconosciuto alcun diritto. Per quel che mi riguarda io lo trovavo intollerabile ai tempi neri del nazismo e lo trovo intollerabile oggi.
p.s. hai sbagliato uno dei tag. Hai scritto antisemitismo, avresti dovuto scrivere antisionismo