Khaled Meshaal, il capo di Hamas, sarebbe stato cacciato via da Damasco insieme ai leader della Jihad islamica, con l’accusa di stare dietro alle rivolte contro Bashar Al Assad in Siria. E i ribelli libici, da parte loro, si sarebbero buttati a capofitto nello “smuggling” (traffico e contrabbando, ndr) di armi chimiche con gli hezbollah libanesi e con hamas. Due notizie di fonti di intelligence israeliana ci danno meglio la cifra di quel che sta bollendo in pentola nel mondo arabo. E dietro tutto ciò ci sarebbe l’Iran. La prima notizia l’ha riportata l’altro ieri il sito seondoprotocollo.org, che cita fonti dei servizi israeliani. La seconda addirittura la riporta Debka.com, che al Mossad fa direttamente riferimento. Insomma ci sarebbe tutta un’altra lente con cui leggere gli accadimenti recenti del Maghreb e del Medio Oriente e lo zampino di Teheran sembrerebbe profilarsi. Anche perché,

a detta del sito cooordinato da Franco Londei, Meshaal e gli altri leader del terrorismo palestinese, cacciati da Damasco sarebbero attesi proprio nella capitale dell’Iran. Per ieri era anche prevista la “giornata dei martiri”, cioè un’ondata programmata di grandi manifestazioni in Siria per protestare contro le mancate riforme promesse nei giorni scorsi da Assad e smentite l’altro ieri. Forse il regime ha preferito affrontare la cosa senza dovere temere etero direzioni della rivolta. D’altronde i terroristi islamici vanno bene quando devono agire contro Israele, mica contro lo stato dittatoriale arabo che li ospita. Lo stesso discorso di ambiguità vale per i ribelli libici che ancora nessuno sa bene chi siano. Secondo Debka, infatti, un non meglio identificato capo di questi signori negli scorsi giorni avrebbe venduto ad hamas e ad Hezbollah migliaia di bombe contenenti gas chimici, il famoso gas iprite o senape, i cui contenitori a forma di conchiglia caddero nelle mani dei rivoltosi quando costoro presero Benghasi.

Si tratta del famoso arsenale chimico di Gheddafi che adesso sarebbe in mano ai terroristi islamici palestinesi e libanesi. Dice Debka che “secondo le nostre fonti, i ribelli hanno scaricato almeno 2.000 proiettili di artiglieria buoni per il trasporto di gas mostarda e 1.200 proiettili al gas nervino contro un pagamento in contanti, pari a diversi milioni di dollari”.

Gli uomini dell’intelligence americana avrebbero anche monitorato questi traffici e questi trasporti sin dalla zona orientale della Libia, passando per il Sudan dove sarebbero stati presi in consegna dagli emissari di hezbollah e di hamas. Si ritiene però che le armi chimiche non siano ancora giunte a destinazione e nei prossimi giorni la marina israeliana sicuramente controllerà ogni nave che si avvicini alle coste di Israele e che cerchi di scaricare al di fuori delle acque territoriali contenitori di vario tipo. Inoltre non è chiaro se i gusci e il gas siano stati assemblati al momento della consegna o se fossero in viaggio in contenitori separati. Le fonti riferiscono che alcuni dei gas velenosi possono essere destinati non solo per proiettili dell’artiglieria, ma anche per i missili dei droni che Hezbollah ha recentemente acquisito da parte dell’Iran.

Pare che Teheran abbia cominciato ad appoggiare i rivoltosi anti Gheddafi proprio quando ha saputo che erano cadute in mano loro queste micidiali armi chimiche. Secondo le fonti di intelligence citate dal sito Debka, “dopo pochi giorni dall’inizio della rivolta in Libia una delegazione di emissari delle guardie della rivoluzione iraniana erano già a Bengasi per trattare la compravendita di questi gas che adesso potrebbero venire usati contro Israele”.

La prima fonte autorevole americana che ha accennato a una presenza di Hezbollah a Bengasi è stato il comandante delle forze della NATO, l’ammiraglio statunitense James Stavridis. Proprio lui, davanti a una commissione del Senato americano martedì 29 marzo, ha parlato di “segni rivelatori della presenza di insorti islamici guidati da Al-Qaeda e Hezbollah” che aiutano i ribelli della guerra libica.

Ma non ha rivelato cosa stessero facendo anche se tutto fa credere che l’operazione di monitoraggio congiunta israelo americana fosse già in corso.

Se le cose stessero così dovremmo arrivare alla conclusione che nel famoso primo discorso di Gheddafi, che è ormai diventato un rap (“dar dar, bet bet, zenga zenga”) cliccatissimo su you tube, quello cioè in cui prometteva agli insorti, definiti “ratti”, di andarli a scovare “edificio per edificio” (“dar dar”), casa per casa (“bet bet”) e strada per strada (“zenga zenga”), il rais libico stesse dicendo cose vere.

Dimitri Buffa