Per decenni le Maldive sono state l’emblema del sogno della vacanza esotica a tutti i costi, in un arcipelago minacciato costantemente da tsunami e riscaldamento globale, ma vero paradiso terrestre.
Il recente colpo di Stato, con la deposizione del presidente Mohammed Nasheed, ha mostrato un volto diverso, quello di un Paese i cui abitanti professano una versione ultra integralista dell’Islam, con furie iconoclaste contro i simboli di altre religioni, come alcune statue di Buddha del Museo di Malé che sono state distrutte.
Sulle spiagge delle Maldive le turiste occidentali prendono il sole in bikini e tanga, mentre le native delle isole girano con il velo integrale e possono subire pesanti condanne se hanno rapporti sessuali al di fuori del matrimonio; tra turisti e nativi non ci sono rapporti, i maldiviani fanno i lavori più umili, non possono stringere rapporti con i visitatori e non hanno approfittato in nessun modo della ricchezza riversatasi negli ultimi trent’anni in questo angolo di mondo.
Mentre l’altro paradiso terrestre, le Seychelles, è diventato abitato solo in tempi recenti, le Maldive hanno una popolazione stabile dall’antichità, in origine animista, poi buddista, e nel Trecento diventata musulmana per conquista. Con il nuovo assetto politico può essere che tutti questi nodi vengano al pettine in maniera drammatica.

Elena Romanello