Nell’ultimo anno e mezzo in Perù sono stati assassinati quattordici sciamani, tra gli ultimi detentori di un’antica sapienza medica e sociale, in armonia con tutte le forze della natura.  Un quindicesimo sciamano, Inuma Bautista, è riuscito a sopravvivere, nonostante i colpi di machete che hanno causato la perdita di un braccio e ha testimoniato sul coinvolgimento del fratello del sindaco della città di Balsa nella banda dei killer.
Discendenti dei sapienti incas e impegnati oggi nella battaglia per la salvaguardia delle foreste pluviali, gli sciamani sono diventati scomodi in una società che vuole essere sempre più e solo asservita all’idea del profitto a tutti i costi. Uccidere gli sciamani peruviani è annientare una cultura alternativa, in equilibrio tra la natura e il creato. Ecco cosa dice Mamani, uno di loro: “Essere uno sciamano oggi vuol dire essere un conoscitore della Natura e usare le leggi della Natura per aiutare gli altri. Il curandero non guarisce solo il corpo o l’anima individuale, ma guarisce tutta la comunità. Il curandero è in grado di influenzare gli elementi della Natura proprio perché ne conosce le leggi. Quella che sembra magia è in realtà un’applicazione delle leggi. L’amore e la conoscenza stanno alla base del suo potere e il suo anelito deve essere quello di aiutare gli altri. Nel mio caso specifico, nel mondo occidentale, significa divulgare un messaggio di rispetto per la Natura e di raggiungimento di una maggiore spiritualità per dar vita a una società amorevole e pacifica.”

Elena Romanello