Il governo pare sia sempre più in bilico e le elezioni sempre più vicine. Ampi dibattiti si sono succeduti in televisione per l’opportunità delle urne: c’è chi dice che in questo momento di crisi è una follia andare a votare e c’è chi sostiene che è meglio mandare a casa questo governo il prima possibile. Ma chi è che davvero ci guadagna dalle possibili elezioni anticipate? I partiti, sia quelli vincenti sia quelli perdenti. I fatti: il 18 e 19 aprile del 1993 gli italiani votarono a favore del referendum promosso dai Radicali che aboliva il finanziamento pubblico ai partiti. Fu quello l’ultimo anno in cui le forze politiche presenti in parlamento ricevettero soldi dallo Stato per via diretta: una cifra pari a circa 80 miliardi di lire secondo il supplemento ordinario numero 232 allegato alla Gazzetta Ufficiale del 27 dicembre 1996. I politici, però, non si arresero all’idea di veder volar via immense quantità di denaro e nel 1993 fu approvata la legge 515 che faceva nascere l’idea del rimborso. Il primo “rimborso” ipotizzato prevedeva una cifra standard data dalla moltiplicazione di 1600 lire per tutti gli italiani contati nel censimento. Successivamente si passò prima a 4000 lire a elettore e non a cittadino con la legge 157 del 1999 e, con il passaggio all’euro, ad un euro a elettore per ogni anno di legislatura (considerando che gli anni di legislatura sono 5 la cifra schizza a ben 5 euro a testa). Ancora: non soddisfatti dell’immensità della torta si è deciso che i 5 euro siano per ramo del Parlamento e, quindi, moltiplicando 5 euro per le due camere del Parlamento si passa a ben 10 euro. I partiti, inoltre, hanno il diritto ai rimborsi ad ogni tornata elettorale indipendentemente che si voti per le regionali, le politiche o le amministrative. Nel 2006 cambiano tantissime cose: in primis si permette che ricevano finanziamenti pubblici per l’attività politica anche coloro i quali non avrebbero più fatto nessuna attività politica in vista di nuove consultazioni elettorali, come saranno poi i Democratici di Sinistra e la Margherita (che confluiranno nel Pd), ma anche An e Forza Italia (che daranno vita al Pdl) e, in secundis, il rimborso non si interrompe con la legislatura ma i partiti riceveranno il rimborso per 5 anni anche se le camere vengano sciolte prima e anche se nella tornata successiva il partito non riesca a sedersi in Parlamento (basta prendere l’1% dei voti per il rimborso) come la Sinistra Arcobaleno. Si dirà: quindi FI, AN e il Pdl da una parte e DS, Margherita e PD dall’altra riceveranno sia i rimborsi elettorali delle elezioni del 2006 sia del 2008? La risposta è affermativa. Doppie elezioni, doppi rimborsi. Nel 2007 il governo Prodi aveva tagliato del 10% i finanziamenti pubblici ma, rispetto a cifre clamorose (si parla di svariati milioni di euro) la sforbiciata è davvero irrisoria. Di fronte a tutto questo denaro c’è però una forza politica che ha rifiutato i rimborsi elettorali in coerenza con il proprio programma elettorale: si tratta del Movimento 5 Stelle il quale, prendendo in considerazione solo l’Emilia Romagna (dove ha preso il 7% circa alle ultime regionali) avrebbe avuto diritto a 193.258,87 euro il primo anno e 966.000 euro nell’arco dei 5 anni. Soldi rimasti tutti nelle casse dello stato. Restando in tema di elezioni regionali (prese in considerazione poiché sono state le ultime elezioni) diamo un po’ di numeri avendo come fonte la Gazzetta Ufficiale del 29 luglio 2010. Per un totale di 37.797.396,74 euro destinati ai partiti si nota che il Popolo delle libertà intascherà la bellezza di 10.682.953,99 euro. Il rimborso al Partito Democratico è solo di poco inferiore: 10.356.052,28 euro. Visto che sono i due partiti maggiori si potrebbe pensare che i soldi servano per coprire le spese elettorali ma secondo la Corte dei Conti non è così poiché risulterebbe che ci sia una sostanziale differenza tra le spese dei partiti realmente effettuate ed i rimborsi percepiti. Infatti, dal 1994 al 2008 i partiti hanno ricavato 2,25 miliardi di euro spendendone solamente (si parla di spese dimostrate) 579 milioni di euro. Il guadagno? 1,67 miliardi di euro.















Sono d’accordo!