Sorpresa. Se il Partito Democratico volesse rispettare il programma elettorale con cui si è presentato alle elezioni nel 2008 dovrebbe appoggiare la legge bavaglio, perlomeno nella parte che riguarda le intercettazioni telefoniche. Strano (ma non troppo) però vero. Articolo 1.2-bis della legge numero  1611 (cioè la legge bavaglio) approvato con voto di fiducia al Senato il 10 giugno 2010: “È vietata la pubblicazione, anche parziale, per riassunto o nel contenuto, della documentazione e degli atti relativi a conversazioni, anche telefoniche, o a flussi di comunicazioni informatiche o telematiche ovvero ai dati riguardanti il traffico telefonico o telematico, anche se non più coperti dal segreto, fino alla conclusione delle indagini preliminari ovvero fino al termine dell’udienza preliminare“. Articolo 1.2-ter legge bavaglio:” È vietata la pubblicazione, anche parziale, per riassunto o nel contenuto, delle richieste e delle ordinanze emesse in materia di misure cautelari. Di tali atti è tuttavia consentita la pubblicazione nel contenuto dopo che la persona sottoposta alle indagini o il suo difensore abbiano avuto conoscenza dell’ordinanza del giudice, fatta eccezione per le parti che riproducono la documentazione e gli atti di cui al comma 2-bis”. Programma Partito Democratico:”Il divieto assoluto di pubblicazione di tutta la documentazione relativa alle intercettazioni e delle richieste e delle ordinanze emesse in materia di misura cautelare fino al termine dell’udienza preliminare, e delle indagini, serve a tutelare i diritti fondamentali del cittadino e le stesse indagini, che risultano spesso compromesse dalla divulgazione indebita di atti processuali“. Dov’è la differenza? Praticamente non c’è.  Ancora. Legge bavaglio:” Chiunque pubblica intercettazioni in violazione dell’articolo 114, comma 7, del codice di procedura penale è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni”. Programma Partito Democratico:”E’ necessario (…) determinare sanzioni penali e amministrative molto più severe delle attuali, per renderle tali da essere un’efficace deterrenza alla violazione di diritti costituzionalmente tutelati”. Nonostante ciò, il partito di Bersani si è presentato ugualmente a Piazza Navona il primo luglio per protestare contro la legge bavaglio: ha realmente cambiato idea o è soltanto opportunismo politico?