La notizia è di qualche giorno fa e a divulgarla per primo è stato il diretto interessato: l’inchiesta riguardante i fondi elettorale in cui era coinvolto il leader di Italia dei valori, l’ex pm Antonio Di Pietro, è stata archiviata. I fatti. L’AGI (Agenzia Giornalistica Italia) scrive in data 21 giugno che Di Pietro “e’ stato iscritto sul registro degli indagati della procura di Roma per una vicenda di rimborsi elettorali incassati dall’Italia dei Valori. Truffa è il reato ipotizzato dall’aggiunto Alberto Caperna e dal pm Attilio Pisani dopo una denuncia presentata nelle scorse settimane da Elio Veltri, sei anni fa candidato in una lista collegata all’ex pm di Milano alle elezioni europee. Stando alla denuncia, l’associazione Italia dei valori si sarebbe sostituita nella gestione dei fondi elettorali al movimento politico di cui e’ leader Di Pietro”. Ebbene, in una sentenza del 5 luglio di quest’anno il pm archivia tutto:”Dalla informativa della Guardia di Finanza - si legge nella sentenza - e dalla documentazione acquisita è emerso che le quote elettorali maturate dall’anno 2004 all’anno 2007 sono state regolarmente versate sul c/c bancario acceso presso la Banca di Credito Bergamasco sito in Bergamo ed intestato al partito Italia dei Valori-Lista Di Pietro. Non appare configurabile, di conseguenza, una non trasparente gestione di tali fondi, atteso che gli stessi risultano depositati presso il conto corrente bancario intestato al partito, circostanza questa che non consente di ritenere ipotizzabile il delitto di cui all’art. 640 c.p. per assoluto difetto degli elementi oggettivi e soggettivi (…).Si deve pertanto escludere l’esistenza di quelle condotte censurabili che si evidenziano nell’esposto, con conseguente insussistenza del reato di cui all’art. 479 c.p.”. Quest’ultimo testualmente dice:”Il pubblico ufficiale che, ricevendo o formando un atto nell’esercizio delle sue funzioni, attesta falsamente che un fatto è stato da lui compiuto o è avvenuto alla sua presenza, o attesta come da lui ricevute dichiarazioni a lui non rese, ovvero omette o altera dichiarazioni da lui ricevute, o comunque attesta falsamente fatti dei quali l’atto è destinato a provare la verità, soggiace” a una pena che può variare da uno a 10 anni.